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Il misterioso caso dei 4 barbagianni morti

Lo screening dello status delle 10 specie italiane di Strigiformi evidenzia una situazione molto critica per una sola specie.

L’unico rapace notturno che denota un trend demografico con un preoccupante calo è il Barbagianni Tyto alba.

Ovviamente la situazione non è uguale in ogni regione, per fortuna in alcune aree, specie nel sud della Penisola e sulle isole maggiori, la situazione è migliore con qualche aree ove questo Titonide è ancora ben diffuso.

Il fatto che mi accingo a narrarvi è successo in questi giorni e mi sembrava doveroso condividerlo, in attesa degli screening di laboratorio, per comprendere se qualcuno ha registrato in Italia altri episodi simili.


Partiamo dalla cronaca.

Venerdi 30 ottobre viene conferito agli amici del CRAS di Parcobaleno (Mantova) un barbagianni morente trovato in un capannone presso Pegognaga.

Il barbagianni muore dopo pochi minuti dall'arrivo a Parcobaleno.

Il veterinario del CRAS, Davide Aldi, è perplesso, ma non ha ancora il quadro sconcertante emerso in seguito e che sto per descrivervi.

Tra lunedì e ieri (3 novembre) altri due individui morti. I tre cadaveri, due maschi e una femmina probabilmente giovani dell'anno, presentavano scadente stato di nutrizione, ma all'esame autoptico nessuna emorragia interna, che potrebbe lasciar pensare alla presenza di rodenticidi. Nel capannone peraltro vengono usate esche rodenticide, ma da sempre, quindi non è detto che si tratti di avvelenamento.

Il terzo cadavere (ritrovato ieri 3 novembre) verrà consegnato all'istituto zooprofilattico per ricerche tossicologiche e microbiologiche.

ph. D.Aldi due dei quattro barbagianni trovati morti a Pegognaga (MN - Lombardia)


Nel complesso, considerando che dopo una breve intervista è emerso che un altro Barbagianni fu trovato morto il 15 ottobre nella stessa zona, è lecito chiedersi cosa stia accadendo.

Questo motivo induce Davide Aldi a chiamarmi, prima del ritrovamento del 4° barbagianni e la nostra chiacchierata è stata molto interessante, nonostante l’argomento triste.

La prima questione è legata alla concentrazione di 4 barbagianni in un sito unico, ma potrebbe trattarsi di una famiglia, considerando l’eta stabilita da Davide Aldi che ha la giusta competenza competenza considerato che oltre ad essere un veterinario è anche un inanellatore.

Lui stesso mi conferma che l’analisi dell’ala dei barbagianni evidenzia una presenza di penne della stessa generazione e stesso grado di usura, che lasciano presupporre si possa trattare di giovani.




ph. D.Aldi Nelle tre foto alcuni dettagli dei piumaggi dei tre barbagianni denutriti e trovati morti a Pegognaga nel mantovano.


Il comprensorio nel suo complesso, come abbiamo avuto modo di verificare e lo conosco di persona è inserito in un’area di campagna con prati stabili e ricca di arvicole come testimonia la presenza di un roost con oltre 30 individui di Gufo comune Asio otus.

Siamo a pochissima distanza dal luogo incantato dove è stato girato il video (pubblicato su Gufotube da me qualche mese fa) sui gufi danzanti.

Il primo pensiero, sia di Davide, sia del sottoscritto, considerata la vicinanza, è stato di verificare eventuali casi di mortalità dei gufi comuni svernanti, presenti peraltro in questa stagione in gran numero.

Questo perché tra le ipotesi avanzate dal veterinario Davide Aldi vi è quella di un avvelenamento da rodenticidi, ovvero veleno per topi.




Davide proprio ieri sera (3 novembre) mi informato di aver fatto un esame autoptico senza rilevare emorragie interne che lascino pensare al veleno. Mi ha anche confermato che l’animale non era in perfetto stato di conservazione e quindi ci sono margini per qualche valutazione da approfondire. Per questo Davide Aldi, ieri mi ha confidato di aver deciso di consegnare personalmente il terzo barbagianni, rinvenuto morto ieri, all’Istituto Zooprofilattico perchè si possano compiere gli opportuni approfondimenti.

Non ci resta che attendere gli esami per capire se davvero si tratta di avvelenamento.

Davide mi ha confermato che sono state informate le persone che hanno la fortuna di avere un roost di gufi comuni (lo stesso dei gufi danzanti) nel proprio giardino a poco distanza dal luogo di ritrovamento dei barbagianni morti, per monitorare eventuali casi di mortalità, considerando che questi gufi potrebbero cacciare nella stessa comunità di roditori.

Il problema degli aspetti tossicologici dell’avvelenamento da rodenticidi è molto più serio e grave di quanto possiamo immaginare.

In Italia gli studi sono davvero scarni, ricordo a tal proposito che qualche anno fa durante il Festival dei gufi, avevo premiato una giovane neolaureata, Martina Maset (Università di Udine) che aveva realizzato una bella tesi su questo tema.

All’estero gli studi condotti sugli effetti devastanti dei rodenticidi non lasciano spazio a interpretazioni.

I veleni per topi possono causare, in alcuni casi, episodi di mortalità rilevante soprattutto nel Barbagianni, che come sappiamo è una specie stenofaga, specializzata nella cattura dei micromammiferi.

Appena Davide Aldi mi informerà degli sviluppi sugli esami all’Istituto zooprofilattico vi aggiornerò su questa vicenda per comprendere se l’avvelenamento è la causa di morte o se ci sono altre ipotesi sul tappeto.


Nel frattempo se qualcuno ha informazioni in merito o vuole segnalarmi qualche episodio strano può scrivermi qui. 

L’augurio è che si faccia luce presto su questo mistero, ma soprattutto che la conta degli Strigiformi morti si fermi qui.

Vi terrò aggiornati.


Ringrazio Davide Aldi per le preziose informazioni.



Mi scuso per l'uso di immagini di barbagianni morti e spero di non urtare la suscettibilità delle persone, ma sono immagini utili alla determinazione di sesso ed età dei barbagianni. 


 
 
 

5 commenti


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